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Cosa c'è dentro un URL: protocollo, host, path, query e frammento

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Laptop 3/4 su scrivania scura: URL di esempio suddiviso in protocollo, host, path, query e frammento con sottolineature arancioni
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Immagine generata: Alex Lunalbi · Gemini · ai riparo

Un URL non è magia: protocollo, host, path, query e frammento. Ecco come leggerlo pezzo per pezzo, senza panico, anche contro il phishing.

I link lunghi e pieni di simboli strani spaventano. Quando ricevi un messaggio con un indirizzo che occupa tre righe di schermo, l’istinto è trattarlo come magia nera — o come truffa.

In realtà un URL (Uniform Resource Locator) è un indirizzo strutturato. Funziona come un indirizzo postale: c’è un modo per spedire (protocollo), una destinazione (host), una via interna (path), eventuali istruzioni extra (query) e a volte il nome sul campanello (frammento). Imparare a scomporlo visivamente ti fa smettere di subire i link e iniziare a leggerli come fa un tecnico.

In questo articolo smonto l’URL pezzo per pezzo, isolo la parte che conta per la sicurezza (l’host) e faccio un mini-lab nella barra degli indirizzi — su Windows, macOS e Linux — senza panico.


La mappa dell’URL: come è fatto un indirizzo

Prendiamo un URL immaginario ma completo:

https://www.airiparo.it:443/guide/sicurezza?utm_source=newsletter#prerequisiti

Il browser lo divide in scompartimenti. Ecco la mappa.

Componente Esempio Significato reale
Protocollo La lingua parlata https:// Come il browser parla col server (qui: connessione cifrata).
Host (o dominio) Il server di destinazione www.airiparo.it A chi stai dando i dati. È la parte da controllare per primo.
Porta Il canale d’ingresso :443 Canale sul server. Spesso invisibile: il browser usa le porte predefinite.
Path (percorso) La risorsa logica /guide/sicurezza Quale pagina o risorsa chiedi dentro quel server.
Query string Parametri aggiuntivi ?utm_source=newsletter Dati extra: ricerca, filtri, tracciamento campagne.
Frammento Ancora locale #prerequisiti Sezione della pagina sul tuo dispositivo; di regola non va al server.

Ora ogni pezzo nel dettaglio: cosa significa e dove possono nascondersi i rischi.


1. Il protocollo (https://)

Il protocollo è la prima istruzione e termina con ://. Dice al browser come chiedere i dati.

Nel 99% dei casi moderni vedi https:// (Hypertext Transfer Protocol Secure). La S indica connessione cifrata: chi intercetta il Wi‑Fi non legge facilmente password e form. Con solo http:// (senza S) il traffico è in chiaro e, sulla stessa rete, qualcuno potrebbe sniffare i dati.

💡 Consiglio pratico — HTTPS ≠ sito onesto
HTTPS garantisce che comunichi in modo cifrato con quel server. Se il server è di un truffatore, invii dati in modo «sicuro»… al criminale. Il lucchetto dice connessione cifrata, non entità affidabile.
Approfondimento: Cos’è HTTPS e perché il lucchetto del browser non basta.

Altri protocolli che puoi incontrare: mailto: (apre il client email), ftp:// (trasferimento file; sui browser moderni è quasi sparito).


2. L’host e i sottodomini (www.airiparo.it)

Questa è la zona critica. L’host è l’identificativo del server a cui ti colleghi. Se c’è un solo posto dove deve cadere l’occhio contro il phishing, è qui.

L’host inizia subito dopo :// e finisce al primo / (o ai : se c’è una porta esplicita).

Si legge da destra verso sinistra:

  • .it — estensione (TLD, Top Level Domain)
  • airiparo — dominio di secondo livello (quello registrato e pagato)
  • www — sottodominio

Molti pensano che www sia «il sito». Tecnicamente è solo una convenzione. Un sottodominio può essere qualsiasi cosa: blog.airiparo.it, login.airiparo.it, sicurezza.airiparo.it.

⚠️ Attenzione — L’inganno del sottodominio
Un URL come https://paypal.com.conferma-dati.it/ non porta a PayPal. Leggendo da destra a sinistra, il dominio reale è conferma-dati.it. «paypal.com» è solo un sottodominio ingannevole. L’host finisce sempre prima del primo slash.

Esiste anche lo userinfo raro prima dell’host: utente:password@host.com. Un tempo serviva all’autenticazione automatica; oggi i browser lo bloccano quasi sempre, perché serviva a mostrare nomi famosi prima della @.


3. La porta (:443)

Subito dopo l’host puoi vedere :443 (o altri numeri). È la porta di rete.

Se l’host è il condominio, la porta è l’interno a cui bussare. Sul web le porte standard sono:

  • 80 — HTTP in chiaro
  • 443 — HTTPS cifrato

Il browser le nasconde: digitando https://www.google.com sa già di usare la 443. La vedi scritta quando qualcuno usa porte non standard (es. http://localhost:8080 in sviluppo).


4. Il path (/guide/sicurezza)

Il path inizia col primo / dopo l’host e indica la risorsa che vuoi.

Storicamente rispecchiava cartelle sul disco del server. Oggi, con CMS e app web, è quasi sempre una rotta logica: non esiste per forza una cartella fisica guide/ con dentro sicurezza.html; il server interpreta la stringa e costruisce la pagina.

Il trailing slash (/guide/sicurezza/ vs senza barra) un tempo distingueva cartella e file. Oggi molti siti li trattano in modo elastico, ma tecnicamente possono essere due URL distinti.


5. La query string (?utm_source=newsletter)

Dopo il punto interrogativo ? inizia la query string: parametri passati al server come coppie chiave-valore separate da &.

Esempio: ?colore=rosso&taglia=M.

Oggi è anche l’habitat del tracciamento. Da newsletter o social l’URL si allunga con utm_source=, fbclid= e simili: spesso non cambiano la pagina che vedi, ma dicono al sito da quale campagna arrivi.

🚨 Avviso critico — Niente segreti in query
I parametri finiscono in chiaro nei log del server, nella cronologia del browser e possono essere visti da sistemi intermedi. Mai password, token o dati sanitari/personali in query string. Le app scritte bene mandano i dati sensibili in richieste POST (fuori dall’URL), non in GET.


6. Il frammento (#prerequisiti)

Il cancelletto # introduce il frammento.

Particolarità: è un’istruzione per il client (il tuo browser). Nella richiesta HTTP tipica il browser chiede l’URL fino al cancelletto; il server manda la pagina; poi il browser cerca l’ancora (id) e scorre lì.

Nei miei test su stack standard (Apache/Nginx), il frammento non compare nei log di accesso. Per questo è utile nelle SPA per navigare senza ricaricare tutto.

Caso limite: JavaScript lato client può leggere l’hash e poi ritrasmettere qualcosa al server in una chiamata asincrona. Per la lettura visiva dell’URL, resta valida la regola: dopo # = azione locale.


7. Encoding: i caratteri «strani» (%20)

A volte vedi %20, %3F, sequenze strane. Non è malware automatico.

L’URL accetta un set limitato di caratteri (standard di rete). Spazi, accenti e alcuni simboli vengono convertiti (URL encoding). %20 è semplicemente uno spazio. Cercare «scarpe rosse» può diventare ?ricerca=scarpe%20rosse.


Sui telefoni Safari e Chrome spesso mostrano solo l’host. Sul desktop puoi espandere tutto.

Windows

  1. Apri Chrome, Edge o Firefox.
  2. Vai su un sito che usi spesso (e‑commerce o ricerca).
  3. Fai una ricerca qualsiasi (es. «zaino»).
  4. Clicca una volta nella barra degli indirizzi per selezionare l’URL intero (a volte serve un secondo clic).
  5. Copia (Ctrl + C) e incolla in Blocco note.

macOS

  1. Apri Safari, Chrome o Firefox.
  2. Stesso percorso: sito → ricerca → clic nella barra.
  3. Copia (Cmd + C) e incolla in TextEdit (formato testo).

Linux

  1. Apri Firefox o Chrome/Chromium.
  2. Stessi passi: ricerca → clic nella barra → copia (Ctrl + C) → editor di testo.

Cosa etichettare a occhio

  • Trova :// → protocollo
  • Trova il primo / dopo l’host → fine host
  • Cerca ? → query / tracciamento
  • C’è un #? → frammento locale

Su smartphone (Android / iOS): molti browser mostrano solo l’host. Per vedere l’URL completo: tieni premuto sul link prima di aprirlo (WhatsApp, Mail, SMS) oppure, nella barra, tocca l’indirizzo e scorri a sinistra/destra. Se non riesci a espanderlo, non «fidarti del blu»: usa Condividi → Copia link e incolla in Note.

Opzionale (più tecnico): apri gli strumenti sviluppatore (F12 su Windows/Linux, Cmd + Option + I su macOS) → scheda Network / Rete → aggiorna la pagina → prima richiesta → voce Request URL: lì vedi l’indirizzo non «edulcorato».


Checklist: leggere l’URL per non farsi fregare

Quando arriva un link sospetto (SMS, email, WhatsApp):

  1. Non fidarti del testo blu. Il testo cliccabile ≠ destinazione. Passa il mouse sopra (o tieni premuto su mobile) e leggi l’URL reale prima di aprire.
  2. Cerca il primo slash solitario. L’host finisce lì.
  3. Leggi l’host da destra a sinistra. In https://amazon.login-sicuro-supporto.com/ il dominio reale è login-sicuro-supporto.com.
  4. Il lucchetto non ti salva dal phishing. Se il dominio è truffaldino, HTTPS cifra il viaggio… verso il truffatore.

Per i lookalike tipografici (caratteri quasi uguali) c’è il micro Leggere l’URL contro il phishing; qui la regola base resta: host prima di tutto.


Domande Frequenti (FAQ)

Quali sono le parti di un URL?

Protocollo (https://), host/dominio (www.sito.it), path (/cartella/pagina), query string (?parametro=valore) e frammento (#sezione). A volte compare anche la porta (:443).

Che differenza c’è tra host, dominio e path?

Il dominio è il nome registrato (es. airiparo.it). L’host include dominio e sottodomini (es. www.airiparo.it). Il path è ciò che viene dopo e indica la risorsa sul server.

Cos’è la query string?

La parte che inizia con ?. Serve a passare dati alla pagina: ricerche, filtri, codici di campagna (UTM). Non metterci segreti.

È un’ancora locale: il browser scorre a una sezione della pagina già caricata. Di regola non viene inviato al server nella richiesta HTTP iniziale.

Perché alcuni URL hanno %20 o numeri strani?

È l’URL encoding: spazi e caratteri speciali diventano sequenze %…. %20 = spazio. Non è, di per sé, un virus.

No. Email e pagine possono mostrare un testo rassicurante e nascondere un URL diverso. Ispeziona sempre la destinazione reale.

No. Garantisce cifratura del transito, non l’onestà del server. Anche i siti truffa usano HTTPS. Controlla l’host.


Se vuoi il pezzo sul lucchetto e sul TLS (cosa protegge e cosa no): Cos’è HTTPS e perché il lucchetto del browser non basta.
Se ti interessa cosa parte dopo un consenso cookie (rete e script): Cosa succede quando clicchi «Accetta tutti i cookie».

Alex Lunalbi

Alex Lunalbi

Security & privacy

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Scrivo di sicurezza digitale pratica e codice IA. Su ai riparo ogni procedura è verificata su macchine reali.

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